No translation necessary.

No translation necessary.

E invece noi la traduzione l'abbiamo fatta. Eccola qui, apposta per chi non sapesse dire qualcosa di diverso da "hello". Buona lettura.


B: L'episodio di oggi mi ha portato fino in Italia, a Milano per essere precisi. Bentrovati a «No translation necessary», una serie di podcast che mira a dare visibilità ai cantanti che cantano nella loro madrelingua, in italiano nello specifico. Dunque, ci troviamo a Milano, ma in realtà l'ospite di oggi arriva da Catania. Permettetemi di presentare quindi l'ospite di oggi, Dario Greco.

D: Ciao, ciao Bella. Come stai?

B: Bene, tu?

D: Bene, sono felice di essere qui.

B: Qui nevica, immagino che faccia più caldo in Sicilia.

D: In Sicilia in effetti c'è il sole.

B: Abbiamo scelto il posto sbagliato per l'intervista.

D: Ma in realtà mi piace la neve, quindi sono contento di essere qui. Sei mai stata in Sicilia tu?

B: No, volevo andare l'estate scorsa per la fine del tour di Fabrizio Moro. L'unica data che potevo fare era Palermo, ma solo il biglietto di andata costava più di duecento sterline, quindi ho detto «No, non posso». Però vado a Milano a ottobre.

D: Più facile.

B: Sì, è più economico. Ok, iniziamo? Cominciamo proprio dalle origini. Come sei arrivato alla musica? Cosa ti ha fatto decidere di diventare un cantante?

D: Sono diventato un cantante tanti anni fa, ho iniziato a cantare ventisette-ventotto anni fa. La musica è la mia vita. Mi ricordo mio papà suonare la chitarra quando ero piccolo. La musica era nella mia mente, nel mio cuore, dappertutto. Ho iniziato a suonare un po' il piano, poi ho sentito una canzone di un cantante italiano molto famoso, Pino Daniele. Con la musica è stato amore al primo ascolto, quindi ho chiesto a mio padre di insegnarmi a suonare la chitarra. Ho subito chiamato un mio amico per parlargli degli accordi e dei toni della chitarra, poi ho iniziato a suonare il primo accordo, il secondo, eccetera. Non avevo la minima idea di quali accordi stessi suonando, ma suonavo e cantavo ed ero felice. Un anno, due anni, tre anni e ormai sono ventisette anni che suono la chitarra e soprattutto canto. Adesso sono qua e sono felice di esserlo.

B: Ok, adesso parliamo del gruppo di cui hai fatto parte, gli Acappella Swingers. Per quanto tempo sei stato in questo gruppo e che tipo di musica facevate?

D: Gli Acappella Swingers è stato un gruppo molto importante per me. Sono stato con loro quattordici anni, facevamo musica doo-wop, in stile americano. Gli Acappella Swingers mi hanno dato tantissime emozioni con live in tutta Italia, tour nei locali, la partecipazione alla prima edizione di X Factor. Per me sono stati una scuola musicale. Due anni fa ho deciso di lasciare gli Acappella Swingers per dedicarmi alla mia musica, molto diversa da quella doo-wop. È musica italiana, pop, quindi nulla a che vedere con quella degli Acappella Swingers. Loro rimangono nel mio cuore, ma adesso la mia bocca canta musica pop. La mia musica. Prima facevo parte degli Acappella Swingers e adoravo il progetto, però adesso mi piace tantissimo fare musica pop.

B: Se qualcuno degli ascoltatori volesse sentire qualcosa degli Acappella Swingers dove potrebbe andare a cercarlo?

D: Ho prodotto tre cd degli Acappella Swingers. Uno si trova su Spotify e iTunes, poi c'è un album di Natale. Ogni anno a Natale questo album sale in classifica su Spotify perché contiene i classici di Natale come White Christmas, Let it snow, Have yourself a merry little Christmas, canzoni speciali per me. Questo album è nel mio cuore perché abbiamo fatto degli show pazzeschi con le canzoni di Natale, quindi questa è una parte degli Acappella Swingers che mi sta molto a cuore. L’album di Natale si trova su Youtube, iTunes e Spotify. Un po' dappertutto, insomma.

B: Fai concorrenza a Michael Bublé con il tuo album di Natale. Secondo te qual è stato il traguardo più grande che hai raggiunto con gli Acappella Swingers?

D: Sicuramente dagli Stati Uniti abbiamo avuto un riscontro incredibile. Gli americani ci adoravano e soprattutto adorano i cantanti italiani che rendono vivo il doo-wop fuori dagli Stati Uniti. Mi dicevano: «Sei un grande», «Grazie per rendere viva la musica doo-wop». Una persona in particolare, il signor Ron Cote, mi adora, adora gli Acappella Swingers e il nostro stile. Ogni anno a Natale mi manda un bigliettino di auguri. È davvero carino. Mandava in radio le canzoni degli Acappella Swingers, le faceva ascoltare agli amici. Questa per me è magia. Adoro questa attenzione affettuosa. Adesso penso che tu possa capire meglio perché adoro gli Acappella Swingers, perché sono rimasti nella mia mente e nel mio cuore e perché dico che gli Acappella Swingers fanno ancora parte di me. Io sono Dario Greco, ma sono anche gli Acappella Swingers.

B: È proprio per questo che esiste questo podcast, perché voglio far conoscere la musica straniera. In tutte le stazioni radio inglesi si sente sempre solo musica inglese.

D: Ah, voglio aggiungere che con gli Acappella Swingers ho anche scritto dieci canzoni sempre in stile doo-wop, di cui quattro-cinque in italiano e gli americani ne andavano pazzi, perché erano in stile doo-wop, ma in italiano. Ci hanno inserito in due compilation americane, ce l'hanno mandate e, quando ho letto il mio nome in una di queste, non ci potevo credere: c'era scritto «Dario Greco - Scelgo te» (una canzone che ho scritto in doo-wop). In quel momento ho pensato: «Forse ho dato un pezzettino in più alla musica doo-wop. La musica doo-wop mi ha fatto un regalo e io le ho restituito qualcosa».

B: In America è così, ma in Inghilterra non tanto. Arrivano le hit tipo Gangnam Style e Despacito, quelle le trasmettono. Io ho creato questa serie di podcast perché ci sono tantissimi cantanti italiani che vengono a cantare in Inghilterra. Max Gazzè è stato a Londra, Le Vibrazioni avrebbero dovuto venire tra due settimane ma hanno rimandato il concerto, Ermal Meta è stato lì tre anni fa e io ho scoperto la sua musica quattro mesi dopo il concerto. Mi sono arrabbiata parecchio.

D: Io sono il primo cantante italiano che intervisti?

B: No, ho intervistato Inigo a ottobre, è venuto a Londra. Apriva i concerti di Fabrizio Moro.

D: Quindi sono il secondo.

B: Sì, esatto! E poi intervisterò Andrea Ra. Mi sento sotto pressione.

D: Adesso? No, vero?

B: Beh, prima che arrivassi sì, ero sul balcone che fumavo nervosa. Mi sono detta: «Ok, devo darmi una calmata». Ma torniamo al presente: per le persone che potrebbero non aver mai ascoltato la tua musica, che non ti conoscono, come descriveresti la tua musica?

D: Domanda difficile. La mia musica arriva dal cuore, non è facile descriverla. C'è un po' di pop, perché mi piace come genere; è cantautorato, perché sono un cantautore; è divertente, perché quando scrivo e nella vita in generale mi piace sorridere, mi piace divertirmi, sono una persona positiva. Quindi credo e spero che la mia musica trasmetta vibrazioni positive. Quindi la mia musica è cantautorato, pop, ironica, divertente, ma anche emozionante, perché ogni parola arriva dal cuore. Quando parlo di amore, di vita e di momenti tristi della vita, soprattutto inerenti all'amore, non dico mai parole tristi, ma do sempre una direzione positiva alle emozioni. Questa è la mia musica. Ok, direi che è abbastanza.

B: Abbiamo bisogno di musica positiva. La maggior parte della musica che passa adesso in radio non ha alcun significato (parla di alcol, sesso e droga) o è musica triste. A me piace la musica triste, però non si può ascoltare solo quella.

D: Per esempio In Italia c'è Jovanotti che è un cantante è positivo. Parla di amore e di vita sempre col sorriso, trasmette emozioni e vibrazioni positive. Mi piace come cantante e penso che la sua musica sia di grande ispirazione per tutti. Però mi piace anche Phil Collins, che è un cantante triste. Quindi in realtà penso che la mia musica sia un po' un mix di Jovanotti, Phil Collins e Pino Daniele. Nella mia mente è una giostra incredibile.

B: Qual è stato il processo di creazione dell’album?

D: Ho incontrato un musicista, il musicista giusto per suonare la mia musica. Un uomo davvero speciale che è co-produttore artistico e batterista dell'album. Lui è Antonio Quinci. Abbiamo registrato e lavorato sull'album ventiquattro ore su ventiquattro per più di un anno intero nello studio di casa sua a Catania. Ogni canzone, ogni nota che sentite nell'album l'abbiamo suonata insieme. Sono orgoglioso del lavoro che abbiamo fatto e dell'album. Spero di andare avanti e di migliorare sempre di più. A gennaio ho scritto due nuove canzoni che penso si troveranno nel prossimo album, di cui ho già in mente il titolo. Adesso siamo nella fase in cui suoniamo, ascoltiamo, io registro le tracce dell'album sul cellulare e gliele mando, lui me le rimanda, le commenta e valutiamo se è meglio un arrangiamento piuttosto che un altro. In questo momento c'è una tempesta in me. Succede esattamente quello che è successo con l'album Libero.

B: A proposito dell'album, nel booklet che ho qui davanti a me, oltre al titolo di ciascuna canzone, hai inserito il giorno, l'ora e cosa stavi facendo quando l’hai scritta. Prendiamo ad esempio la canzone Marte: «29 settembre 2016 - ore 16 - Catania - via Umberto - La fame di Camilla - in bici». Adoro La Fame di Camilla, che bella musica! Come ti è venuto in mente di aggiungere queste cose al booklet?

D: Mi ricordo ogni momento di quel giorno. Ero in bicicletta per le strade di Catania, stavo ascoltando La Fame di Camilla e per la prima volta ho scritto su Whatsapp a Francesca (non eravamo ancora fidanzati, era solo un'amica). Ero in bici, stavo cantando e le ho parlato di musica. Era un giorno di sole, nella mia mente c'erano vibrazioni positive. Ascoltavo Giuda de La Fame di Camilla e non so perché ho iniziato a cantare delle parole: «Perché stanotte dentro il tuo silenzio...». So quando arriva una nuova ispirazione, quindi mi sono fermato, ho spento la musica, ho aperto le note del telefono e ho iniziato a scrivere queste nuove parole. Poi è nata Marte.

B: Perciò hai deciso di fare la stessa cosa con le altre canzoni nel booklet.

D: Sì, adoro il mio lavoro e mi piace tanto ricordare il momento preciso in cui è nata ciascuna canzone. Ho voluto scriverlo perché mi rende felice pensare che le persone che non mi conoscono sappiano esattamente che io ho scritto una certa canzone in quel preciso momento della mia vita mentre loro stavano facendo qualcos'altro, tipo sport, leggere un libro, eccetera. Mi piace evidenziare questi momenti, i momenti in cui ho scritto le canzoni.

B: E questo è stupendo. Dopo lo showcase che hai fatto a Catania ho chiesto a Melissa: «C’è un booklet con i testi delle canzoni?». Lei mi ha risposto di sì e allora le ho chiesto se mi poteva mandare il testo di Fiori al veleno, la mia canzone preferita.

D: Per quanto riguarda Fiori al veleno, se pensi alle canzoni di Gazzè, ci sono delle similitudini con il suo stile e quello di Mannarino. È un po’ insolito, ma mi piaceva.

B: È bella, ha un bel ritmo, se la ascolti mentre cammini ti viene voglia di farti largo tra la folla a spintoni perché le persone ti sono di intralcio.

D: Un piccolo spoiler. Ad aprile giriamo il video di Fiori al veleno. Ci saranno parecchie comparse, quindi se vuoi venire in Sicilia e partecipare al video sei la benvenuta.

B: Fammi solo contattare la mia banca e chiedere di farmi un prestito per venire! Tornando a noi, qual è la tua canzone preferita dell’album?

D: Uh, difficile. Se me lo avessi chiesto ieri ti avrei detto Regalami una rosa. Se me lo chiedi oggi forse ti rispondo Fiori al veleno, visto che ne stiamo parlando. Se me lo chiedi domani ti risponderò Marte o Davanti c’è u mari. Chi è stato il primo cantante italiano che hai ascoltato?

B: Mi ricordo che in Polonia passavano tanta musica straniera, poi anche mia zia e mio nonno mettevano i loro cd. Allora non lo sapevo, ma da quando ho cominciato ad ascoltare la musica italiana ho scoperto che ci sono canzoni che conosco da sempre come Nel blu dipinto di blu di Domenico Modugno, Amara terra mia, anche le canzoni di Venditti. Quando le ho risentite poi, mi sono detta: «Aspetta un attimo, ma queste le ascoltavo da bambina». Conosco Umberto Tozzi, Ti amo e Gente di mare, e anche Toto Cutugno con L’italiano. Toto Cutugno è famosissimo in Russia.

D: Ha registrato una versione de L’italiano in russo. Non è bellissima, ma i russi la adorano. La trovi su Youtube.

B: Bene, andrò ad ascoltarla. Fino al 2017, quando all’Eurovision c’era Francesco Gabbani a rappresentare l’Italia, ascoltavo le canzoni dei rappresentanti italiani solo in quell’occasione. Nel 2018, invece, ho seguito tutto il Festival di Sanremo in diretta streaming e ho indagato su chi fossero quei due che hanno poi vinto. «Ah, Ermal Meta e Fabrizio Moro. Mi piacciono, mi piace la canzone, è bella, ha un bel messaggio». Mi sono informata meglio e ho poi scoperto anche Ultimo, di cui Fabrizio è amico e mentore, e ho cominciato ad ascoltare anche lui. Loro cantavano in italiano e io ascoltavo le canzoni. Shazam mi ha aiutato molto a cercare le canzoni. Adesso però la cosa è un po' fuori controllo, ne sto seguendo troppi.

D: Sei una ragazza ita-inglese.

B: Esatto. Quindi adesso voglio che succeda lo stesso agli altri tramite i podcast.

D: Stai facendo lo stesso lavoro che avevano fatto gli americani con gli Acappella Swingers, quindi io ti ringrazio di rendere viva la musica italiana e il pop a Londra.

B: Stasera vado a cena con delle ragazze che adesso hanno iniziato ad ascoltarti. C'è questa ragazza austriaca che adesso è diventata tua fan. Anche una ragazza scozzese, Donna. E io sono orgogliosa di aver compiuto la mia missione.

D: Mi piacerebbe tanto ascoltarti cantare le mie canzoni, ad esempio Fiori al veleno. Dai, per favore, facciamone un pezzettino insieme.

B: Non per il podcast.

D: No d’accordo, per le mie storie.

B: Sì, bevo ancora un po' di vino e sono pronta.

D: Per il prossimo album penso che siano necessarie le traduzioni dei testi. Magari tu potresti aiutare.

B: Io non parlo italiano. Melissa può tradurre e io controllo che sia tutto a posto. Facciamo un lavoro di squadra. Tornando a noi, Per una vita intera (Aspettami) è stata scritta per te dal tuo amico Pierfrancesco Cordio che alcuni di voi conosceranno come Cordio. Ci puoi dire qualcosa in più su come vi siete conosciuti? Venite dalla stessa città, no?

D: Certo. Sì, siamo entrambi di Catania, io e Chicco (mi piace chiamarlo Chicco). Ci siamo conosciuti nel backstage di X Factor, lui aveva sedici anni. Io ero lì con un trio venuto dopo gli Acappella Swingers e lui era lì con una vocal band. Mi sono messo ad ascoltarli mentre cantavano Lucio Battisti, poi sono andato lì, mi sono presentato e ho cantato con loro. Quando abbiamo finito mi hanno fatto i complimenti, così io gli ho detto che ero di Catania e loro mi hanno detto: «Ma anche noi siamo di Catania». Pochi giorni dopo l'esperienza di X Factor finì e in seguito ci siamo incontrati a Catania. Loro mi hanno chiesto di aiutarli con gli arrangiamenti e le parti vocali, io ho accettato e gli ho fatto un po' da insegnante, perché conoscevano gli Acappella Swingers e gli piaceva la mia musica. Abbiamo iniziato a incontrarci nel mio studio a casa, loro suonavano e scrivevano. Mi ci sono affezionato, soprattutto a Cordio. Dopo due anni gli ho detto: «Per me tu hai un gran talento. Sei un cantautore dalla grande emozionalità, un grande musicista». Gli davo sempre i miei cd, i miei album, a casa mia vedevamo sempre tantissimi video. Gli ho dato i libri e gli album di tantissimi artisti che avevo in casa. A settembre di tre anni fa mi ha detto di essere indeciso se andare a studiare a Milano o rimanere a Catania. Io l'ho guardato negli occhi e gli ho detto di andare subito a Milano. Gli ho assicurato che nel giro di qualche mese sarebbe diventato un grande musicista. Lui non mi credeva, ma io ne ero sicuro. Un anno dopo ha incontrato Ermal Meta. Lo conosceva perché aveva ascoltato la sua musica a casa mia. Mi ha chiamato subito e mi ha detto di averlo incontrato e di aver parlato con lui di musica. Io avevo la pelle d'oca. Mi ha detto che si erano trovati subito in sintonia e io ero orgogliosissimo e felice. Adoro questo ragazzo, ho un rapporto speciale con lui. Vedere in questi anni ciò che ha creato con Ermal mi ha fatto sentire davvero contento e fiero di lui. Spesso le persone mi chiedono perché mi sento così per un'altra persona e non solo per la mia musica. Ma io sono molto soddisfatto. Credo che nel suo lavoro e nella sua musica, e lui me l'ha confermato, ci sia sempre una parte di me, quindi posso dire di essere sempre stato con lui su ogni palco, in ogni momento di questo suo percorso. Per me è abbastanza e ne sono davvero felice e orgoglioso.

B: Tutti i fan internazionali non vedono l'ora di vederlo e di sentirlo. È davvero bravissimo. Lui mi ha detto che gli piacerebbe riuscire a fermarsi prima o dopo il concerto e io ne sono davvero contenta.

D: A proposito della canzone Per una vita intera, non so se tu abbia visto quel piccolo dietro le quinte.

B: Sì, l'ho visto e non ho capito niente.

D: Oh scusa, la prossima volta lo traduco.

B: Non ti preoccupare, stai già facendo abbastanza. Ho capito la parte essenziale del video, stai tranquillo.

D: Il fatto che abbia scritto questa canzone per me è stato un regalo. È meglio di un regalo di Natale; è un regalo per la vita. Ero così emozionato all'idea di cantare questa canzone, di farne l'arrangiamento prima della chitarra e poi del piano e di fare il video con lui e Simone (Davorio). Ogni volta, ovunque io la canti, sento una grande emozione. È una parte di me ed è nel mio cuore.

B: È divertente, perché quando stavo cercando gli artisti da intervistare per il podcast Melissa mi ha detto: «Ah, c'è Dario Greco». Ho ascoltato le canzoni e poi sono arrivata a questa e ho pensato: «Cosa? Cordio?». Il mondo è proprio piccolo. Tra tutti gli artisti che ci sono in Italia, proprio Cordio.

D: È un po' una magia in realtà. Adesso sai la traduzione di Fiori al veleno?

B: Sì, abbastanza. Cioè, non è proprio il massimo perché ho usato Google Traduttore.

D: Sai che è una canzone che parla di odio e amore. Sai cosa vuol dire «stronza», no? È una canzone diversa dalle altre. È diversa da Regalami una rosa, Tu o Marte. Mi ricordo il giorno in cui l'ho scritta. Ero da solo in cucina e c'era il sole. A Catania c'è sempre il sole. Ero nel mio appartamento al quinto piano. Avevo appena registrato le voci per Mannarino, un cantautore italiano popolare che fa un tipo di musica in stile ska e reggae. Sono stato con lui tre anni a registrare le voci del suo album. Mentre tornavo a casa in macchina pensavo alle sue canzoni. Il giorno dopo a casa mia ero in cucina da solo, triste perché si era appena chiusa una storia d’amore. Stavo cucinando e proprio come per Marte ho sentito una strana musica nella mia mente. Sono andato sul balcone e questa giornata di sole mi hai portato ispirazione. Ho pensato: «Oggi il cielo è sereno» e da lì è partito tutto. È stato un mix di vibrazioni positive dato dal giorno di sole e di vibrazioni tristi per la fine della storia d'amore. Ero sia felice che arrabbiato. Nella mia mente era un po' una rinascita, ma in realtà volevo anche dirle: «Stronza».

B: Dovrò censurare questo podcast.

D: Se traduci questa canzone effettivamente ci sono un po' di parole strane, come «bevo fiori al veleno». È un'immagine simbolica perché in realtà parlo della camomilla. I fiori al veleno per me sono la camomilla perché in quel periodo di sera bevevo tanti infusi e tisane, soprattutto camomilla, per rilassarmi. Quindi ho visto la camomilla come un veleno. Sentivo un mix di emozioni e per me la camomilla era sia dolce che amara; così è nata Fiori al veleno, una canzone sia dolce che amara. Nella canzone canto: «Li prendessi anche tu, stronza». L’ immagine ritorna in continuazione. Quando dico: «Entro nel frigo e c'è un uomo che parla di te» vedevo me stesso parlarmi di lei. Quindi nel frigo vedevo me stesso, ma odiavo ciò che vedevo perché mi ricordava lei. Inoltre «parole di burro» e «parole di sabbia» sono parole dolci e parole piene di rabbia. È una canzone speciale, l’unica in cui parlo con un linguaggio particolare. Non ce ne sono altre simili, quindi mi piace particolarmente perché è un genere diverso. È mia, ma è diversa rispetto alle altre nove del disco.

B: Potremmo stare qui a parlare di ogni singola canzone, ma finiremmo domani.

D: Spero di essermi spiegato bene, comunque tu sei bravissima a capire il mio inglese.

B: Sei bravo. Una domanda dai fan. Qualcuno chiede se riesci a capire quanto la tua musica riesca a scavare così a fondo nella vita delle persone da sconvolgerla. Deduco e aggiungo in modo positivo.

D: No, decisamente no. Riesco a percepire qualcosa del genere quando canto dal vivo di fronte a loro, perché io personalmente sento una grande emozione e la percepisco anche in loro. Mentre suonavo il piano l’altra volta qui a Milano c’era silenzio e si era creata un’atmosfera fantastica. È stata un’emozione fortissima suonare il piano e la chitarra. Quando io sorridevo gli altri sorridevano, quando io ero serio gli altri diventavano seri proprio come me. C’era una sorta di simbiosi molto speciale. Quindi forse riesco a capirla in questi momenti, come ti dicevo, perché è in questi momenti che riesco a sentire le emozioni della gente. Questa è la magia della musica: quando il cantautore canta e gli spettatori cantano con lui, si crea una magia che connette il cantautore alle persone. Penso che non ci sia niente di simile a questo se non nella musica.

B: Parlando di altri artisti, chi sono quelli che ti ispirano di più?

D: Prima ho citato Pino Daniele. Adoro le parole che usa, le emozioni che dà; quindi, anche se la sua musica è molto diversa dalla mia, penso che mi sia stato di grande ispirazione. Poi i Blu Vertigo, una band italiana di pop elettronico, che mi piacciono da matti. Nella prima edizione di XFactor, tra l’altro, quando ho partecipato con gli Acappella Swingers, ho incontrato Morgan ed è un musicista pazzesco. Mi ricordo che quando parlavamo di musica spaziavamo da Mozart agli Abba, dagli Acappella Swingers a Toto Cutugno. Camminare sospeso, una delle canzoni dell’album, penso racchiuda in sé lo stile dei Blu Vertigo, perché è in stile pop elettronico. Se senti una loro canzone e poi ascolti Camminare sospeso te ne accorgerai. Oltre a questi due ovviamente anche i cantautori italiani, come Venditti, ma anche De André, De Gregori, Guccini, che sono importanti nella storia della musica italiana. Qualcuno mi ha anche detto che la mia musica ricorda un po’ lo stile di Eros Ramazzotti.

B: Un’altra domanda. Oltre alle due città, Catania, dove abiti, e Milano, dove è nato il tuo fan club, ci sono altre città dove ti senti a casa?

D: Wow, bella domanda. Mi sento a casa a Roma, un’altra città speciale per me. Sono stato lì un bel po’ di volte, ho fatto dei concerti e quindi dopo Milano c’è di sicuro Roma.

B: Io ci vado per la prima volta settimana prossima. Sono emozionata, non ci sono mai stata.

D: Roma è speciale, è una città con un’atmosfera insolita, che percepisci sia da turista che quando abiti lì. Ho scritto una canzone a Roma, molto particolare. Non so se la canterò mai nella mia vita, forse non la conosce nessuno. La adoro, ma non l’ho mai cantata di fronte a nessuno. A Roma si respira un’aria che è fonte di ispirazione. Quindi dopo Catania devi andare a visitare Roma.

B: Ci voglio andare da sempre. Da piccola ho visto Il gladiatore. Sono stata rapita dalla Roma antica e volevo saperne di più. Adesso ci vado e voglio andare a vedere il Colosseo, tant’è che ho già prenotato il biglietto. Mi metterò su le cuffie e ascolterò la sigla de Il gladiatore. Non vedo l’ora!

D: Oggi a Roma si sentono queste vibrazioni difficili da spiegare. I romani adorano la storia del gladiatore e sono orgogliosi della storia di Roma. Si respira nell’aria. E secondo me è questo che la rende una città speciale.

B: Sarà fantastico, non vedo l’ora. Altra domanda: sappiamo che hai sostenuto Cordio durante Sanremo giovani. Dato che non è riuscito ad arrivare al Festival di Sanremo, c’è qualche altro artista per cui tifi?

D: Non proprio. Quando Cordio si è esibito ero davanti alla televisione a fare il tifo. Quest’anno il Festival è diverso dal solito. Sono contento perché ci sono tanti cantanti indie che spero possano cambiare la tendenza musicale. C’è una nuova ondata di musica oggi che spero possa cambiare la mentalità di quelli che sono radicati nella “vecchia” musica italiana. Sono curioso di Motta, Ultimo, Negrita (una rock band storica), gli Ex-Otago e Zen Circus. Mi sarebbe piaciuto ci fosse Cordio, ma è andata così.

B: Le persone non hanno dei buoni gusti musicali, ho detto tutto. Lui era il mio preferito e ci sono rimasta davvero male.

D: L’hai visto su internet?

B: Sì. Quando hanno elencato gli artisti che potenzialmente avrebbero potuto partecipare a Sanremo, li ho ascoltati e mi sono piaciute tantissimo: La nostra vita di Cordio, Magari di Andrea Vigentini e la band Cobalto con la canzone Fuorigioco, ma questi ultimi sono stati squalificati prima che uscissero i nomi dei finalisti. Basta. Ma nessuno di quelli che sostenevo io è arrivato sul podio. Tra l’altro i primi tre di ciascuna serata vincevano la partecipazione a un tour mondiale. Però nessuno

di quelli che si sono classificati mi ha convinto particolarmente. Il tour non prevede Londra, ma se Cordio si fosse classificato e il tour non sarebbe arrivato a Londra mi sarei arrabbiata un sacco.

D: Adesso per quanto riguarda la musica italiana non posso che fare il tifo per la buona musica. Non ho un cantante preferito, ma parteggio per la buona musica e per una nuova ondata di musica.

B: Sono d’accordo. Se non avessi fatto il musicista, cosa ti sarebbe piaciuto fare?

D: Ho fatto il corriere, il porta pizze… Amo fare sport, quindi forse avrei fatto qualcosa che ha a che fare con lo sport, tipo il personal trainer o qualcosa del genere.

B: Magari in un’altra vita. Magari nella prossima vita Dario potrebbe essere il nostro istruttore di fitness.

E cosa vorresti che cambiasse nel mondo? Quali sono per te le cose importanti per cui lottare nella vita?

D: L’amore. L’amore è una cosa che potrebbe far ripartire il mondo, anche se finisse. L’amore per tutto. L’amore per gli amici, per la fidanzata, in una collaborazione, l’amore di qualsiasi colore e in qualsiasi lingua. L’amore è l’ispirazione massima. L’ultima canzone che ho scritto, una settimana fa, si intitola Mio fratello. È una canzone che parla proprio di questo. Mio fratello è colui che vive la vita nell’amore. Non è importante il colore, la lingua, la religione. Di nuovo: penso che il mondo si possa fermare e ripartire grazie all’amore universale. È il potere che muove tutto.

B: Quando hai parlato della lingua ho pensato subito alla canzone di Ermal Dall’alba al tramonto che dice «Tu mi hai capito perché non serve traduzione». Tra l’altro il nome del podcast arriva proprio da lì. «Non serve traduzione», e quindi No translation necessary. Mi erano venuti in mente altri nomi, ma questo mi è piaciuto subito. In realtà è stata un’idea di Melissa. Prima hai citato Jovanotti, che nella sua canzone dice: «Sono un ragazzo fortunato perché mi hanno regalato un sogno». A questo punto ti chiedo: quanto ti senti fortunato?

D: Forse sono troppo fortunato. Mi sento fortunato di essere qui, di conoscerti, di suonare la mia musica, di parlare con Francesca, di svegliarmi accanto a lei, perché sento di vivere la mia vita. Quindi sono felice e mi sento fortunato. Volevo essere un cantante e lo sono, volevo essere un uomo ispirato dall’amore e lo sono. Penso di essere fortunato perché non penso che chiunque abbia questa opportunità, mentre io faccio proprio quello che volevo. Sono libero.

B: Bella risposta. Che tipo di artista ti definiresti?

D: Secondo me siamo tutti artisti. L’arte è dappertutto, non è solo scrivere canzoni o suonare il pianoforte. Io adoro l’arte in qualsiasi forma. Quando io e te ci siamo incontrati e ci siamo abbracciati, è arte, perché è trasmissione di emozioni. È come cantare, leggere una poesia, guardare un quadro di Picasso o Van Gogh: c’è comunicazione. È come cantare o suonare Volare di Domenico Modugno. Ci sono vibrazioni positive, emozioni, grandi o piccole che siano. Tutti possono essere artisti, ma bisogna volerlo. Se pensi di esserlo, puoi diventarlo. Anche in un abbraccio, è semplice. Se ci pensi questa stanza è piena di artisti perché a tutti piace baciare o piangere mentre si guarda un film. Secondo me è facile, ma molti pensano che non lo sia. Ecco perché mi viene da pensare che le persone non vogliano davvero essere artisti. Ci sono tantissimi piccoli gesti quotidiani che mi fanno sentire orgoglioso e fortunato. Sono un artista quando al mattino scelgo la mia colazione in hotel. Stamattina per il suo compleanno ho messo due candele sulla sua brioche. È un gesto semplice, ma mi sento un artista perché voglio farlo e perché voglio vivere quell’emozione. Non mi ricordo la domanda, ma spero di essermi spiegato.

B: Perfettamente. Un’altra domanda da una fan. Chiede quando ti sei accorto quanto la musica fosse importante nella tua vita.

D: Penso di averlo sempre saputo. Il primo ricordo della musica è di quando avevo quattro o cinque anni. La signora che abitava al primo piano del mio palazzo, quando stendeva i panni, cantava. Io, dal quarto piano, la sentivo e andavo sul balcone per cercare di vederla. E succedeva di continuo. Ogni volta, quando cantava, cercavo di imitarla. Mi ricordo di una canzone in particolare, di Marcella Bella, e quando lei si metteva sul balcone a cantarla io facevo la stessa cosa. Quindi forse in quel momento ho capito che volevo diventare un cantante o comunque che volevo avere a che fare con la musica e diventare quel tipo di persona.

B: Lo stesso è successo a me. A casa mia c’era sempre la radio, la musica era sempre accesa ed era una cosa che mi piaceva. E anche per me la musica è qualcosa che è sempre stata lì, presente, e non qualcosa di eccezionale. Mio nonno è un grande fan dei Beatles, degli Abba, dei Queen, ma tutte le sere, quando tornava dal lavoro, andava a fare un pisolino e voleva sentire solo il silenzio, mentre io volevo continuare ad ascoltare musica.

D: Qualcuno di voi è un musicista?

B: Mia zia suonava la tuba in un’orchestra, mentre io suono il flauto. In passato ho suonato nell’orchestra della scuola e abbiamo fatto un concerto. Io ero il primo flauto e dovevamo fare una canzone molto difficile e io ero in panico perché dovevo suonare di fronte a tantissime persone.

D: Hai mai visto Il fantasma dell’opera?

B: No, mai visto, ma rimedierò sicuramente. Altra domanda: cosa significa “libero” per te?

D: Per me la libertà è come l’amore, anche lei muove le persone. Se sono libero di vivere la mia vita nell’amore e in libertà, mi sento fortunato e posso vivere senza limiti, senza costrizioni, senza regole stupide. Se mi sento libero di esprimere ciò che succede nella mia vita con le mie parole, i miei tempi e le mie modalità e se tutti ci sentiamo allo stesso modo, siamo tutti liberi e possiamo tutti, nel rispetto degli altri, vivere la vita in modo migliore. Perciò ho voluto intitolare il mio primo album Libero perché è così che voglio essere, è così che voglio sentirmi. Nella parola libertà c’è amore, rispetto e una migliore qualità di vita. Tu invece cosa pensi della libertà?

B: Dovrei farle io le domande. Libertà per me è andare dove voglio, fare ciò che voglio senza dovermi preoccupare di niente. Per esempio, ho detto a mia madre che volevo venire in Italia a vedere Ermal e lei mi ha detto: «E i soldi?». Non è che una volta preso il biglietto aereo non ci vado perché non ho soldi per quando sarò lì. Ci vado comunque. Se avrò bisogno di qualcosa chiederò alla mia amica di prestarmi qualche spicciolo per prendermi del pane. È un’avventura. Libertà è fare ciò che vuoi fare.

D: Secondo te oggi tutti pensano che la libertà sia come l’hai appena descritta tu? Secondo me no. Oggi molte persone vivono la vita pensando a tutti i problemi che hanno, spesso vedendone più di quanti ne abbiano realmente. Spesso quando incontro qualcuno mi sento dire che sono fortunato e che ho una bella vita. Io non sono fortunato perché vivo questa vita, ma sono fortunato perché io ho scelto di vivere questa vita. Ognuno di noi fa delle scelte, e queste scelte influenzeranno poi il nostro futuro. Io ho fatto questa scelta e quindi sapevo cosa aspettarmi dalla vita.

B: Per me la cosa fondamentale è poter viaggiare. Mi piace andare in posti che non ho mai visto. Sono venuta a Milano, poi andrò a Roma. Non vedo l’ora di vederla, di scoprire com’è la città, la cultura, il cibo, il modo in cui vivono le persone. La cosa importante del viaggio è vedere nuovi paesi e nuove città.

D: Questo ti permette di conoscere sempre qualcosa di nuovo. Se stai sempre nella tua stanzetta…

B: Non vedrai mai il mondo per com’è davvero, ma solo delle immagini di esso.

D: Nella nostra stanzetta ognuno di noi è il migliore, è il re del mondo. Ma non c’è modo di confrontarci con il resto. Io voglio vivere fuori dalla mia zona di comfort. Ecco perché sono qui con te, a Milano, a chilometri di distanza dalle nostre rispettive case.

B: L’anno prossimo vorrei visitare l’Europa orientale, partendo dalla Grecia e toccando poi l’Albania, la Macedonia, la Bulgaria, la Romania, il Montenegro, la Serbia… Voglio viaggiare. Non è molto realistico, ma vorrei davvero farlo. Viaggiare, provare cibi diversi.

D: Io adoro viaggiare, ma mi rattrista il fatto che io non abbia viaggiato poi così tanto. Ho sempre viaggiato per la musica, e di questo sono molto contento, però non ho mai viaggiato per vacanza. Anche adesso. Ok, mi sento come se fossi in vacanza, ma sono venuto qui per un’intervista sulla musica. È sempre bello, però non sono mai stato né a New York, né a Londra, per dire. Con gli Acappella Swingers ci avevamo provato ad andare a New York, visto il successo in America, ma era davvero difficile.

B: Non sai mai dove ti potrebbe portare la musica tra qualche anno.

D: Magari a Londra.

B: E io ci sarò. Ultima domanda: stai lavorando a un nuovo album, stai per girare un nuovo video, hai scritto nuove canzoni. Cos’altro hai in programma?

D: Ad aprile gireremo Fiori al veleno e poi con Antonio ho registrato una canzone del nuovo album. Forse, ma non ne sono sicuro, a giugno o a luglio uscirà il nuovo singolo. Però non ne sono sicuro, perché vorrei fare un concerto con la band per far ascoltare le nuove canzoni. Quindi ho tante idee oltre al video di Fiori al veleno, ma non sono sicuro di quello che accadrà dopo. Te lo farò sapere. L’unica cosa certa per ora è il video di Fiori al veleno ad aprile.

B: Non vedo l’ora! Almeno non ci sarà il geo-block come tutti i video della Mescal.

D: I miei video li puoi vedere e li puoi condividere dappertutto. Vedi che non posso non descrivermi contento e fortunato? La mia musica è arrivata negli Stati Uniti! È incredibile per me. Non posso non esserlo.

Che artisti londinesi ascolti?

B: Non sto a citare i nomi che hanno fatto la storia della musica perché è scontato. Contano gli artisti italiani che vivono a Londra?

D: No, quelli no. Nessuno? Davvero?

B: Di artisti che sono popolari oggi no, nessuno.

D: Zucchero ti piace? Zucchero è famoso in Inghilterra.

B: Sì. Però, se vai in un negozio di cd e dvd internazionali in Inghilterra, troverai sicuramente tanti film italiani, ma pochi cd. Trovi solo Andrea Bocelli e la parte più classica della musica italiana. Dicono che te li possono ordinare, ma a quel punto me li compro su internet.

D: E cosa dicono i tuoi amici della tua passione per la musica italiana?

B: Questa parte la taglio, non voglio insultare nessuno.

D: Taglia, taglia!



Grazie mille a Simona Zanoni per la traduzione.

Per favore, se prendete, citate grazie.

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